Grazie a Maria Luisa e a Raffaele che, ancora una volta, ci hanno dimostrato che l'avventura è possibile!
Qui la cronaca di Maria Luisa.
"Sono rientrata da qualche giorno dall’ultima mia incredibile e fantastica avventura. THE LAST DESERT: ANTARCTICA.
E’ una delle gare del circuito “4 deserti” di Racing the Planet, circuito che e’ stato nominato dal TIMES, per il II anno consecutivo, come la gara podistica n. 1 nel mondo.
Questa gara è stata riservata a soli 56 atleti, scelti da Racing the Planet, tra coloro che avevano completato con successo almeno 2 degli altri 3 deserti: Gobi in Cina Atacama in Cile e Sahara in Egitto.
Partenza dal porto di Ushuaia, la TIERRA DEL FUEGO, detta anche FIN del MUND, il 17 Novembre a bordo della nave rompighiaccio “Antarctic Dream”.
Abbiamo percorso il Beagle Canal per poi inoltrarci nel famoso “Drake Passage”dove si incontrano, o meglio, si scontrano, l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico. Il mare forza 7-8 e le onde incredibilmente alte (10-12 metri) per tutta la traversata ci hanno più volte portato a considerare quanto inopportuno fosse il nome –Pacifico – dato ad uno degli oceani.
Il 20 novembre finalmente la I tappa. Sveglia alle 3 del mattino (c’è luce per quasi 24 ore in questo periodo) e sbarco con grossi gommoni a motore, gli Zodiac, alle 6 sulla King George Island (gruppo delle South Shetland Islands), sede di numerose basi scientifiche, per percorrere più km possibili in 15 ore (14 Km a giro). Percorso molto duro: fango profondo 15-20 cm con ghiaccio, torrenti da attraversare con acqua gelida, neve e vento fortissimo a 35 nodi. Lungo il percorso raggiungevamo 3 basi: Russa, Cilena e Cinese. La gara è stata bloccata dopo 9 ore per il peggiorare delle condizioni meteo, che ha reso difficile anche raggiungere la nave con gli Zodiac a causa del mare grosso.
Il giorno successivo 21 Novembre II tappa sempre sulla King George Island. La gara veniva, peraltro, interrotta dopo solo 9 Km per le pessime condizioni atmosferiche. Volevo precisare che esistono regole rigorose per approdare in Antartide e sulle sue isole. Occorrono permessi speciali, non è possibile calpestare tutto ciò che sta crescendo, gli animali sono gli abitanti e noi solo i loro ospiti, quindi è a loro riservata la precedenza. Ad esempio, se un pinguino è sul mio percorso, mi devo fermare e farlo passare. Occorre, inoltre, disinfettare stivali, indossati per scendere dalla nave, ed anche le scarpe da corsa, sia prima di scendere e salire sugli Zodiac, che al nostro rientro sulla nave. Sugli Zodiac si saliva in 10 con i nostri zaini di circa 10 Kg ciascuno e la borsa impermeabile contente tutto il necessario per una eventuale improvvisa permanenza a terra: sacco a pelo, cambio completo, piumino, pasti liofilizzati, materassino. Prepararsi allo sbarco e rientrare rappresentava ogni volta un’impresa.
22 Novembre III tappa. Abbiamo raggiunto Deception Island, un cratere vulcanico tuttora attivo, coperto da una massa di ghiaccio e lambito, lungo tutta la sua circonferenza, dal mare. Le eruzioni, nel 1920-1921, avevano già danneggiato le stazioni scientifiche, ma l’ultima eruzione, risalente al 1991-1992, ne ha determinato il definitivo abbandono. Ci sono alcune zone di mare vicino alla riva che hanno acqua calda fino a 40 C°, che hanno permesso ad alcuni accompagnatori di fare il bagno.
Abbiamo corso su sabbia nera vulcanica ricoperta da neve. La gara è stata estrema per il tipo di terreno ma soprattutto per le condizioni climatiche. In un solo giorno abbiamo avuto 4 stagioni. All’inizio tempesta di neve, poi sole con rialzo di temperatura, poi freddo (-10 C°) e poi vento fortissimo che ha abbassato ulteriormente la temperatura a -15 C°. La gara (2,3 Km a giro) è durata 11 ore e gli unici abitanti, oltre a noi, erano i pinguini e qualche foca.
23 novembre IV tappa: Dorian Bay, distesa collinare di neve circondata da montagne e da un lago abitata da un’enorme quantità di pinguini. La tappa è durata 9 ore con salite e discese nella neve soprattutto fresca, sulla quale si sprofondava spesso e che rendeva difficoltosa la percorrenza.
Con questa tappa terminava la nostra competizione. Impossibile farne ulteriori. Le condizioni meteo ce lo impediscono ed inoltre il comandante della nave ci rendeva noto l’approssimarsi di una tempesta e pertanto decideva il rientro tracciando una rotta un po’ più lungo, ma meno pericolosa. Risultato: 3 giorni e mezzo di mare forza 8 con onde altissime.
Durante l’ultima sera di navigazione in acque più calme, nel Canale di Beagle, si è svolta la premiazione.. Per la classifica sono stati calcolati i Km percorsi da ogni atleta.
Anche questa volta sono riuscita a battere le “vecchiette”. 35° posto in classifica, prima della mia categoria (donne 50-57 anni).
Questa è stata, da tutti i punti di vista, un’avventura unica ed irripetibile tra mare tempestoso, freddo, vento, iceberg enormi, pinguini, foche, orche, balene, albatros , ed altri numerosissimi uccelli marini e tanta, tanta, tanta…..neve.
Prima di rientrare a Buenos Aires, ho colto l’occasione ed ho “scalato” il Glacial Perito Moreno a El Calafate in Patagonia con Mirjana, la mia amica croata con la quale ho fatto ben 9 deserti, nonché vincitrice assoluta femminile dei “4 Deserti”. Esperienza grandiosa ed emozionante. Il ghiaccio lungo 30 Km e alto 60 metri avanza costantemente 2 metri al giorno con continui distacchi della parete che formano giganteschi iceberg. E’ costeggiato dal parco nazionale che in questo periodo (in questo emisfero è estate) è tutto fiorito. La corsa mi ha dato la possibilità, in poco più di 4 anni, di vedere quasi tutti i continenti della Terra ed a questo punto mi manca solo il POLO NORD. Chissà!.....................
Per il momento guardo al Novembre 2011. Mi aspetta il Nepal sempre con Racing the Planet."
Maria Luisa Malvestiti
Tutte le foto della gara: www.lastdesert.com